Taxisti contro Uber

La protesta dei taxisti avvolge l’Europa: la crescita di Uber fa paura alle categorie che oggi sono le sole a gestire l’affare.

Al centro del mirino ci sono le leggi che vogliono modificare l’attuale regolamentazione delle auto Ncc, ovvero il noleggio con conducente.

In particolare, c’è un emendamento che impone il rientro in deposito alla fine di ogni servizio, ma che non viene presa in considerazione perchè giudicata inutile ed inammissibile anche dalla Corte di giustizia europea.

In Italia la situazione è ancora ferma. A causa del blocco del governo non è possibile usufruire del prodotto che sta spopolando in tutto il mondo: UberPop.

Questo servizio permette ai privati di offrire passaggi all’interno della città.

Uber non è il fornitore del servizio ma il nome dell’applicazione che mette in contatto domanda e offerta.

E così piovono giù mille critiche. La principale: i privati che offrono questo servizio non pagano le tasse. Seguono poi le proteste sulla qualità e la sicurezza del servizio, e sull’assicurazione dei terzi in caso d’incidente.

Occorre chiarire, però, che chi si presta a tale attività deve seguire delle regole determinate.

I driver devono dichiarare i loro compensi, e tutte le transazioni sono elettroniche, quindi tracciabili. Sono, poi, obbligati ad avere assicurazioni verso chi trasportano nel momento in cui operano.

Vi è, inoltre, un servizio di recensioni da parte di chi viaggia con Uber: l’app in questo modo tiene sotto controllo sicurezza e qualità del viaggio in auto. In Italia per adesso è attivo Uber Black, che prevede la sola possibilità del conducente di alta qualità.